La “bolla” informativa

Il web è una grande opportunità di conoscenza e di connessione tra le persone. Tuttavia, è necessario conoscere alcuni meccanismi invisibili, che lo potrebbero rendere uno strumento di disinformazione e divisione della società. Serve un approccio critico, fondato su ricerca e verifiche continue.

Il web, inizialmente, ci era apparso come un universo di informazioni accessibili a tutti gratuitamente e ci aveva fornito l’illusione di una libertà senza limiti. Purtroppo, già da diversi anni, sono emersi alcuni problemi che rendono la realtà un po’ diversa. Quando facciamo una ricerca su internet o quando utilizziamo un social, una serie di algoritmi filtra le informazioni in maniera personalizzata per ognuno di noi; l’insieme di questi filtri tende a isolarci in quella che Eli Pariser ha definito “bolla di filtraggio” o “bolla informativa”[1].

Dal 2009, quando facciamo una ricerca su Google, i risultati che vediamo sono quelli che l’algoritmo PageRank reputa più adatti a noi in base alle informazioni raccolte su ogni singolo utente:  pagine lette, like, ricerche precedenti, persone con cui interagiamo frequentemente ecc.. Da questo possiamo dedurre che due persone che compiono la medesima ricerca possono ottenere dei risultati completamente diversi, proprio perchè hanno una differente “storia” sul web.

Per fare un esempio, un utente vicino al mondo NoVax, facendo delle ricerche online sui vaccini, troverà soprattutto risultati che confermano le sue idee, e lo stesso succederà a chi invece è favorevole.

In poche parole, la bolla crea per noi un piccolo mondo su misura, che ci tiene lontano da tutto ciò che potrebbe far vacillare le nostre posizioni. “Il dubbio è l’inizio della conoscenza”, per citare il celebre insegnamento di Cartesio, mentre la bolla ci fabbrica una serie certezze che generano ignoranza e non ci spingono alla riflessione.

Sui motori di ricerca troviamo ciò che internet “crede” che noi vogliamo sapere, così come avviene sui social: interagiamo con le persone che la pensano come noi, mentre vediamo gradualmente sparire quelli che hanno idee diverse, scartati dagli algoritmi che sono studiati per offrire al cliente un habitat confortevole, affine alle sue idee.

Photo by Kristin Hardwick from StockSnap

Il web ci rinchiude all’interno di bolle culturali e ideologiche, nelle quali però possono inserirsi le fake news, poiché a causa del meccanismo dei filtri, che rende difficilissimo vedere le smentite, esse acquistano un peso sempre più determinante. Tutto ciò ci dovrebbe allarmare, poiché è ormai noto che le notizie false e le campagne di odio non si diffondono per caso ma, in larga parte, sono confezionate ad arte da reti internazionali organizzate che non disdegnano di usare mezzi illegali per raggiungere l’obiettivo, ovvero quello di polarizzare la società e delegittimare le odierne democrazie.

È grazie alla bolla di filtraggio che alcuni nostri politici, sui loro profili social, possono fornire delle narrazioni della realtà assolutamente parziali e, talvolta, completamente false; essi aizzano i loro seguaci contro chiunque la pensi in maniera diversa: ognuno crea la sua “verità senza fatti” o meglio, fondata su fatti che non esistono ma che si vuole credere veri[2]. L’effetto è una radicalizzazione delle persone che spacca la società: si pensi alle distanze enormi e all’aggressività che accompagna la discussione su temi importanti come i vaccini, l’ambiente e l’immigrazione.

La bolla, dunque, è “una centrifuga che ci divide”[3] e che influisce negativamente sui normali meccanismi democratici perché distorce l’informazione e fa a pezzi anche la nostra capacità di provare empatia. La democrazia ha bisogno della capacità di immedesimarsi nel punto di vista dell’altro e funziona quando le persone possono accedere a un’informazione corretta.

Che mondo possiamo avere se le opinioni si fondano su pregiudizi e l’informazione è compromessa dalle bufale? In alcuni paesi, dove i social network sono i principali media, pregiudizi e notizie inventate hanno contribuito allo scoppio di vere e proprie guerre civili.

Alcuni commentatori mettono in dubbio la pericolosità della bolla e ritengono che all’origine dei problemi d’informazione e di disgregazione sociale vi siano altre cause. È ovvio che fenomeni come il radicalismo politico non possono essere riconducibili soltanto ai meccanismi di un algoritmo, ma non c’è dubbio che nella bolla e nei social, le fake news che da sempre alimentano tali fenomeni, abbiano trovato uno strumento che ne amplifica maggiormente la forza e la diffusione.

Internet è ancora una grande opportunità di conoscenza e di connessione tra le persone che però richiede un incessante esercizio del dubbio, un’educazione alla ricerca e alla verifica continue.


[1] Eli Pariser, Il Filtro, Il Saggiatore, 2012.

[2] Riccardo Luna, 2016 L’anno della post verità, Agi, 2016.

[3] E. Pariser, cit.

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